Autore: Leonardo Pilastri
ISBN: 978-88-7399-352-0

16.00€

La Linea Maginot tra realtà e mito. Nuove riflessioni sull'Opera più discussa dell'ingegneria milita
[Libro]

La Linea Maginot tra realtà e mito. Nuove riflessioni sull\'Opera più discussa dell\'ingegneria milita
Della Linea Maginot ho sempre sentito parlare. Fin da bambino, quando in televisione ogni tanto si sentiva questa parola durante i telegiornali o i rarissimi documentari. Diverse volte ne ho parlato con mio padre, grande appassionato di storia militare, e ricordo di aver anche provato a disegnare le torrette con i cannoni... E ho sempre pensato a questo dispositivo militare come a un qualcosa di spettacolare, di enorme, dalla tecnologia avanzatissima, avvolto dal più rigoroso mistero, tanto imponente e costoso quanto ridicolmente inutile alla prova dei fatti. Nel mio cervello, avevo ormai maturato la convinzione che la Linea Maginot fosse un “vallo” senza soluzione di continuità, che scorreva lungo tutto il confine franco tedesco, connesso da una o più linee ferroviarie sotterranee lunghe centinaia di chilometri. Un mondo underground realizzato forse anche con il contributo di tecnologia aliena, tanto sofisticato e misterioso appariva ai miei occhi. E con questa idea, serenamente acquisita, mi sono avvicinato, come un turista che si appresta a visitare un monumento noto e scontato nelle sue caratteristiche funzionali ed estetiche, nel 2010, quando facevo servizio come ufficiale di collegamento italiano presso l’Agenzia Logistica della NATO in Lussemburgo. Decisi di andare a vedere il “forte” di Hackenberg, situato in territorio francese a poca distanza dal confine lussemburghese. Dopo essere entrato in una galleria attraverso uno strano ingresso in cemento armato, e dopo aver fatto il biglietto, stavo attendendo la formazione di un gruppo, all’ingresso degli ascensori degli anni ’30 che mi avrebbero portato nelle viscere della fortificazione, quando, attaccata al muro, notavo una mappa giallognola e sbiadita del “forte”, e sono stato assalito da un misto di sorpresa e stupore. Davanti ai miei occhi c’era disegnato un complesso di edifici sotterranei, di “blocchi da combattimento”, di fossati “di scarpa e controscarpa”, di linee ferroviarie, di posti di osservazione, che componevano questo enorme dispositivo fortificato, dislocato su un’area di svariati chilometri quadrati. E che non era connesso fisicamente a nessun altro oggetto, ma che faceva parte di un vero e proprio sistema difensivo su enorme scala, all’interno del quale esso avrebbe interagito con altre entità, secondo i principi della “difesa in profondità”, in cui le tecniche e le dottrine più avanzate del tiro di artiglieria sarebbero stati applicati in modo rigoroso e scientifico, per assicurare l’impenetrabilità di un’area enorme del territorio del confine franco-tedesco ad ogni attacco. Ed in cui erano applicati in modo sinergico tutti i principi dottrinali difensivi tattici all’epoca ritenuti validi. La visione di quella mappa fu una vera e propria illuminazione. E la visita al “forte” (denominazione che, da adesso, sostituiremo con il più corretto “Ouvrage”, ossia “Opera”, con la O maiuscola), una folgorazione. Da quel giorno, la Linea Maginot diventò il mio principale oggetto di curiosità intellettuale: iniziai ad acquistare testi in lingua originale, a girare i mercatini dell’antiquariato del Nord-Est della Francia e del Lussemburgo belga alla ricerca di testimonianze, a visitare di persona i luoghi della Linea, i musei, i ruderi, con la speranza di scoprire la sua natura e di togliere i veli e gli aloni di mistero, d’ignoranza e di pregiudizio. Specialmente in Italia, dove sono circolati pochi testi sull’argomento, buona parte dei quali generati da approcci e punti di vista parziali dell’autore di turno, che hanno dato origine ad una visione spesso distorta su questo argomento. È in tale quadro che si inserisce questo lavoro, trasposizione su carta di una conferenza dal titolo analogo che ho avuto l’opportunità di esporre presso il Centro Interforze Studi e Applicazioni Militari di Pisa nel maggio del 2015, in occasione del 75° anniversario dell’inizio della Campagna di Francia. Esso rappresenta una riflessione ragionata e, per quanto possibile, sistemica su uno degli argomenti di storia militare e di ingegneria più misteriosi e sconosciuti, ed è destinata sia agli studiosi del settore, sia a tutti i curiosi di res militaria. Magari, a qualcuno più curioso degli altri, dopo averlo letto, verrà anche la voglia di andare a visitare una di quelle infrastrutture affascinanti, magari per fare un giro su un trenino elettrico di novanta anni fa, perfettamente funzionante, a 35 metri di profondità, in una località dell’umido Nord-Est francese…
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